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sabato 15 novembre 2014

15 - Costruzione di una bilancia

Principi di funzionamento

Il funzionamento  del a bilancia si fonda su  un  principio  di equilibrio  che è
peraltro altra cosa dal suo azzeramento. I bracci del a bilancia sono fissati ad un punto
di sospensione che permette loro di muoversi a seconda del e masse che vengono
poggiate sui piatti. Si parla di equilibrio del a bilancia quando dopo un certo numero di
oscil azioni attorno al punto di sospensione il sistema si ferma avendo trovato una sua
posizione di assestamento, ovvero di equilibrio, data o da eguali masse nei piatti o da
masse diverse e lunghezze dei bracci regolate in  modo  che la diversa lunghezza
“compensi”  le masse diverse agenti sui piatti e quindi sule masse e la lunghezza dei bracci stessi.  L’azzeramento invece comporta che l’equilibrio del a bilancia si dia attorno al o
zero di una scala graduata, zero che viene fissato attraverso la taratura del a bilancia.  A tal fine ci si serve di due cavalierini, in pratica due pesetti posti sui bracci
del a bilancia: uno viene fissato in prossimità del punto di sospensione, l’altro lungo il
braccio, in modo che a bilancia vuota essa si stabilizzi attorno ad un punto del a scala
che si determina come zero.
Si procede quindi al a taratura,  prendendo  un’unità  di 100  mg, e lo
si poggia sul piatto  del braccio  in  cui il cavalierino  è più  lontano  dal punto  di
sospensione,  si sposta quindi l’altro cavalierino  lungo  il braccio  del a bilancia fino  a
tornare al a posizione di equilibrio  iniziale. Si trova  una  certa  lunghezza che viene
divisa in 10 parti di modo  che ad ognuna corrispondano 10 mg, quindi si iniziano a
mettere sul piatto del a bilancia vuoto 10 mg , misurando di volta in volta di quanto
viene spostato il cavalierino. Si prova con 50 mg e si trova che il cavalierino va spostato al a quinta tacca, si prova con 20 mg e si trova che lo spostamento interessa la seconda tacca, infine con
10 mg il cavalierino viene proprio spostato a 11,9 mm, di modo che si conferma che la
sensibilità del a bilancia è proprio di 10 mg.  Si conclude che le operazioni di taratura sono coerenti con la sensibilità del a bilancia.


Costruzione "Fai da te" di una bilancia



Si può costruire una  bilancia artigianale servendosi di un  appendino  per abiti  (sono  così assicurati i due bracci necessari), con  un  filo  di nylon  collegato  ad un pesetto  che lo  tenga in  trazione si costruisce l’indicatore,  i cui spostamenti su una scala graduata millimetrata indicano la pesata del e varie misure.
I pesetti  adottati sono  del e rondelle che si distinguono  per dimensioni della
forma e della massa.  Costruita  la bilancia si effettua una  valutazione dei rapporti di peso tra le
rondelle, al fine di verificare che la bilancia abbia una precisione sufficiente.

Una versione più elaborata può essere trovata qui: LINK

giovedì 23 ottobre 2014

8 - Tavola botanica del riso

Tavola botanica del riso

Il riso  è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Gramineae, di origine asiatica. È una pianta erbacea, alta da 120 a 195 cm (può raggiungere anche i 5 metri di altezza) con radici avventizie e embrionali, le quali hanno la caratteristica di sviluppare dei parenchimi aeriferi, che le permettono di vivere in ambiente acquatico. Ha foglie di colore verde chiaro, larghe due centimetri e molto lunghe, con peli bianchi corti e spessi.
Il frutto è una cariosside ellittica o sferica con glumelle molto sviluppate, la cariosside è vestita (risone), peso 25–45 mg.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Oryza_sativa

venerdì 17 ottobre 2014

6 - Origini delle cose

Le Origini del riso

Le origini del riso non sono certe, si ritiene che le varietà più antiche siano comparse oltre quindicimila anni fa lungo le pendici dell'Himalaya. Fu durante l'Impero Persiano che il riso si propagò verso l'Asia occidentale e poi si estese in altre direzioni. 
Il mondo classico mediterraneo conobbe questo cereale dopo la conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno. Teofrasto, contemporaneo del condottiero, fu il primo a descriverlo nel suo trattato sulla storia delle piante. 
Ne parlò come di un cereale che cresceva in acqua per lungo tempo e i cui semi erano particolarmente idonei ad essere bolliti per soddisfare le esigenze alimentari dei popoli dell’Asia. 
Dalle descrizioni riportate nel Periplo del Mare Eritreo, resoconto della geografia portuale databile al I sec. d.C., sappiamo che il grano e il riso erano scambiati lungo le rotte del Golfo Persico e del Mar Rosso: provenivano dalle regioni dell’Ariacia (Afghanistan meridionale) e di Barigozzo (Barygaza, porto della costa occidentale dell’India) ed erano destinati agli empori della Penisola Araba. 
Anche se tutt'oggi resta un mistero come il riso sia arrivato in Occidente, si presume che la "Porta del pepe" di Alessandria d'Egitto possa essere stata il suo varco d'accesso.
Orazio e Discoride ricordano che nel mondo romano questo costoso prodotto, veniva utilizzato a scopi medicinali e non alimentari, contro i problemi intestinali, le intossicazioni, o come prodotto di bellezza della pelle. 
Ancora nel VI secolo, come testimonia Antimo nel suo trattato di dietetica, il riso veniva indicato sotto forma di farina contro la dissenteria. 
Il riso arrivò definitivamente in Europa all'inizio del VIII sec. attraverso la Spagna, con l'invasione degli arabi, che successivamente lo introdussero nel XI sec. anche in Sicilia, dove fu presto apprezzato per le sue qualità alimentari.
Durante quasi tutto il Medioevo questo cereale venne comunque considerato nel centro-nord della penisola una delle molte spezie che giungevano dall'Oriente con le navi arabe, genovesi e veneziane. Erano gli speziali a vendere il riso, assieme a droghe o prodotti esotici d'importazione, e il Liber de coquina lo consigliava nel Biancomangiare, sopratutto allo scopo di rendere densa la vivanda.
È presumibile affermare che nel '400 una qualche coltivazione di riso era presente in Toscana, nelle zone umide e lungo i torrenti dell'Appennino, e poi in Valle Padana. Dopo la metà del secolo Mastro Martino proponeva una preparazione che rappresentava un tratto di unione fra l'uso medievale del riso sotto forma di farina, e il suo uso moderno come pietanza a sè. Il riso veniva anche chiamato il "tesoro delle paludi", perché era in questo tipo di terreni che prosperava, necessitando nell'epoca della germinazione dell'acqua per difendersi dalle basse temperature notturne.
A fine XV sec. la coltivazione risicola "sfondò" al nord Italia, ed esattamente in Lombardia e Piemonte, nell'area dell'attuale vercellese, dove le prime risaie (definite mare a quadretti), furono impiantate ad opera di Ludovico il Moro e di suo fratello Galeazzo Sforza, che pensarono di sfruttare le frequenti inondazioni del Po per questa coltura.
Nel Cinquecento il riso entrò al pari del mais, nella schiera dei nuovi alimenti con i quali placare la fame contadina. Di tale destinazione è testimone il cronista bolognese Pompeo Vizani, quando racconta le drammatiche conseguenze della carestia del 1590, in occasione della quale ai tanti poveri del contado venivano dispensati ogni giorno "quattro once di riso".

Fu probabilmente a causa di questa "nuova" immagine di cibo povero, che il riso non trovò particolare attenzione nei ricettari delle corti cinquecentesche.
Durante il XVII sec. la coltivazione del riso conobbe un'involuzione sopratutto a causa di polemiche sull'igiene ambientale. I medici accusavano questo cereale di portare la malaria (la cui vera colpevole era la zanzara), cosicché i coltivatori venivano obbligati a tenere le risaie a sei miglia dai centri abitati, pena multa e galera. 
Il riso, alimento di facile digeribilità, tornò poi di nuovo in auge nel Settecento, conquistando per la prima volta nuove aree di coltivazione, come risposta alle gravi difficoltà alimentari popolari.
Durante l'Ottocento il Governo Piemontese e Cavour promossero studi per sussidiare il territorio vercellese d'acqua, tanto che verso gli ultimi decenni di quel secolo venne aperto anche  il canale intestato allo statista.